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Note archeologiche
Il patrimonio archeologico della penisola salentina costituisce grande interesse culturale nella storia del Sud. Posizione geografica e condizioni climatiche favorevoli hanno reso questo lembo di terra luogo ideale per gli insediamenti umani sin dalla remota antichità.

Tale passato riaffiora nelle mute testimonianze dei reperti archeologici abbastanza ben conservati: da Roca Vecchia (Lecce) a Egnazia (Brindisi) sino a “Delia” (Ostuni), straordinaria sepoltura di una giovane donna partoriente risalente a circa venticinquemila anni fa, rinvenuta nella grotta di Santa Maria di Agnano (Brindisi).

Le colonne terminali della Via Appia sono l’unica impronta della Brindisi romana. Le colonne erano due, in marmo cipollino, e si affacciavano, simili a sentinelle, nel porto interno, in cima ad una maestosa scalinata digradante verso il mare. Oggi ne rimane solo una, col suo capitello raffigurante Nettuno, Giove, Marte e Pallade; l’altra, crollata nel 1528 a causa di un terremoto, fu rimontata in piazza Sant’Oronzo a Lecce per sorreggere la statua del Santo Patrono.
Nel territorio di Fasano troviamo i resti di “Gnathia”, un antico agglomerato risalente ad età romana, oggi “Ignazia”. La città fu un noto municipio romano ed era sul percorso della via Traiana che la attraversava per proseguire in direzione di Brindisi. Sopravvisse alla caduta dell’Impero Romano, divenendo sede vescovile in epoca paleocristiana, poi decadde definitivamente e fu abbandonata intorno al sec. X per cause in parte ancora poco note. Numerose campagne archeologiche hanno riportato alla luce i resti della città abbandonata; tra le rovine si nota il foro, l’anfiteatro, la necropoli. Recentemente è stato costituito nei pressi della necropoli un Antiquarium che accoglie materiale didattico ed illustrativo e preziosi reperti rinvenuti durante i lavori di scavo.

A Lecce possiamo ammirare il Teatro Romano, risalente al I-II secolo dopo Cristo. Non di grandi dimensioni, poteva contenere cinquemila spettatori. Da poco é stato restaurato per cui distinguiamo bene le gradinate, la scena, l’orchestra.
Maestosa è la costruzione dell’Anfiteatro, sempre risalente in età romana, che si trova nella piazza centrale della città. La costruzione, attribuita agli Antonini, fu riportata alla luce ai primi del ‘900.
In origine presentava due ordini di gradinate di cui rimane solo quella inferiore (in parte rifatta) ed un parapetto ricco di rilievi raffiguranti scene di lotta tra uomini ed animali. L’intera struttura misurava 102 per 83 metri, con una arena a forma ellittica di 53 per 34 metri; poteva contenere sino a venticinquemila persone. Parte del materiale dei due teatri è stato rimosso ed è esposto nel Museo Provinciale di Lecce.

Lungo la costa, nel territorio di Melendugno, si trova una delle più estese ed interessanti zone archeologiche della Puglia: Roca Vecchia, antica città messapica distrutta dai Saraceni e poi riedificata da Gualtiero VI di Brienne. Il Castello di Roca era già conosciuto al tempo dell’assedio di Otranto per la sua inaccessibilità ed i suoi segreti passaggi sotterranei che ne permettevano l’uscita a distanza. Nella stessa zona archeologica è stato ritrovato anche un insediamento risalente all’età del bronzo e del ferro, di esso sono stati portati alla luce parti del fossato, delle mura, la necropoli (sec. IV a.C.) ed un certo numero di sepolture coeve con bellissimi corredi funerari.A partire dai primi degli anni ’80 il Dipartimento di Scienze dell’Università di Lecce ha intrapreso nell’area indagini sistematiche, effettuando scoperte e rinvenimenti di eccezionale valore. La scoperta nel 1983 di un antico luogo di culto ubicato nella grotta denominata Poesia Piccola (oggi invasa dal mare), sulle cui pareti sono graffite numerosissime figurazioni di epoca preistorica ed iscrizioni in lingua messapica e latina, ha proiettato la notorietà di Roca Vecchia ben oltre i confini nazionali.

Purtroppo la Taranto ellenica è rimasta sepolta nel tempo: solo di tanto in tanto essa riaffiora nelle mute ma immortali testimonianze dei reperti archeologici conservati nel Museo Nazionale.

I musei sono i custodi della memoria storica. Indichiamo i più autorevoli.
Il Museo Provinciale di Brindisi “F. Ribezzo” propone al visitatore cinque interessanti percorsi: la sezione epigrafa, statuaria, antiquaria, preistorica, numismatica.
Il Museo Provinciale “S. Castromediano” di Lecce propone tre itinerari espositivi: l’antiquarium, la zona topografica, la pinacoteca.
Il Museo Nazionale di Taranto, per l’importanza complessiva delle raccolte, può essere considerato, dopo Napoli, il maggiore museo archeologico della Magna Grecia. Le preziose suppellettili sono ordinate in tre sezioni: la topografica, la tarantina, la preistorica. Veramente impareggiabile e sorprendente è il salone degli ori di origine ellenica: bella mostra di sè fanno diademi in lamine di oro imitanti foglie di alloro o di quercia, anelli, collane, bracciali di eccezionale pregio, orecchini spesso lavorati con la tecnica della filigrana.
 
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