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Parchi naturali nel Basso Salento
Gli attuali parchi naturali e zone umide del Salento rappresentano solo una piccola testimonianza delle vaste aree di macchia mediterranea che fino a cinquanta anni fa si estendevano rigogliose lungo la costa. Molte di quelle zone, un tempo anche acquitrinose, oggi sono state bonificate lasciando spazio a terreni coltivabili ed edificabili.
Un sintetico sguardo a ciò che rimane

A sedici chilometri da Lecce c’è il Bosco del Rauccio, uno dei rari esempi di lecceta, esso comprende aree umide nelle quali trovano il loro habitat molti animali ed una vegetazione di particolare interesse.

Le Cesine si trovano a venti chilometri da Lecce, lungo il litorale di San Cataldo, vengono gestite dal WWF Italia con un Centro Visite ospitato in una vecchia masseria, da cui prendono il nome. Le Cesine sono state dichiarate zone umide di valore internazionale dalla commissione RAMSAR. Si estendono su di una superficie di circa seicentoventi ettari; sono costituite da dune, pinete, macchia mediterranea, area palustre e zona coltivata. L'area, bonificata nella metà del secolo scorso, era in principio una vasta palude, ora è ricoperta da una pineta con un ricco sottobosco. Tra l'autunno e la primavera l'oasi, che comprende anche un litorale sabbioso, accoglie numerosi uccelli migratori. L’avifauna è molto ricca: troviamo folaghe, fischioni, moriglioni, tuffetti, cigni reali, beccacce di mare, fenicotteri, soprattutto anitre selvatche ormai simbolo dell'oasi. Tra gli animali di terra abbondano volpi e tassi.
Nella macchia mediterranea fioriscono rare specie di orchidee, garofani selvatici, iris, l'erica pugliese, il lentisco da cui gli antichi ricavavano un profumo per gli ambienti e un olio per i capelli. Ma la specie più caratteristica è la fillirea, questa pianta è legata ad un mito particolare a cui deve l'origine del suo nome: si racconta che la ninfa Filira, disperata per aver partorito un centauro, chiese agli dei di essere trasformata in pianta.

Proseguendo il cammino verso Sud, sulla litoranea per Otranto, lungo la costa incontriamo i due laghi Alimini, collegati da un collettore. Il lago più grande è collegato al mare, quindi possiede acqua salata e subisce le oscillazioni della marea; il più piccolo è d'acqua dolce per le numerose polle sorgive. La flora intorno è quella tipica e rigogliosa della macchia mediterranea, arricchita dalla presenza di pini d'Aleppo. Tra le specie arboree merita rilievo la quercia spinosa dai cui parassiti gli antichi estraevano una tintura rossa, e la liana arborea, unica in Italia, presente anche nel bosco di Rauccio. La flora palustre è sporadica.

Nel boschetto di Tricase, lungo la strada che dalla cittadina conduce alla marina, vi è la famosa “Quercia Vallonea dei Cento Cavalieri” risalente a settecento anni fa, con una chioma di oltre trenta metri di diametro, per abbracciare il suo tronco non bastano tre persone.

Porto Selvaggio è un parco naturale attrezzato istituito dalla Regione Puglia nel 1980, così è stato sottratto alla speculazione edilizia. Situato ad ovest di Nardò, costituisce l’orgoglio dei neretini con la sua sconfinata pineta, le sue calette, le acque cristalline. E' uno stupendo tratto di costa rivestito di pini acacie, tamerici, e lecci. La torre di Uluzzo domina dall'alto le acque trasparenti e le scogliere. Il posto prende il nome dal suo aspetto appunto “selvaggio”. La costa è rocciosa, spesso raggiunge i 40 metri di altezza e poi, a picco, si versa nelle onde; in altri punti, invece, la pineta scende dolcemente fino al mare. Questo paradiso terrestre copre una superficie di quattrocentoventiquattro ettari ed è tutt'ora sottoposto ad un programma di rimboschimento. Particolare importanza hanno le grotte scoperte in zona, in alcune delle quali sono state ritrovati reperti storici risalenti al paleolitico.

Proseguendo verso la costa ionica, incontriamo la zona protetta del comune di Porto Cesareo, che va da punta Prosciutto a Torre Inserraglio. L'istituzione della zona protetta ha regolato un'attività, come la pesca del dattero di mare, che stava portando gravi danni all'ecosistema. Questo dattero è un mollusco che vive all'interno di gallerie scavate nella roccia calcarea grazie a una secrezione mucosa erosiva. La sua raccolta stava comportando la distruzione dello strato di roccia più superficiale, con la conseguente distruzione delle alghe e degli animali che la ricoprono.Il paesaggio di questo tratto di costa è vario: bassa, rocciosa e intervallata da sabbia a nord, si addolcisce scendendo verso sud nelle splendide spiagge, soltanto a tratti interrotte dalla scogliera. Caratteristiche della zona sono le formazioni di coralligero. La presenza di numerose grotte rende i fondali ricchi di pesci: c'è una forte presenza di piccole spigole, cefali, e orate che a volta si aggirano curiosamente tra i piedi dei bagnanti. Ci sono anche saraghi "pizzuti" che con il loro muso a punta fanno strage di piccoli crostacei. Non mancano specie con caratteristiche sorprendenti come lo "scaro" che nasce femmina e una volta adulto si trasforma in maschio. Si trovano anche aragoste.In questi fondali fino a metà del secolo XX si nascondeva la foca monaca, esemplare in via di estinzione, nel museo locale si conservano foto e ne è esposto un modello. Proprio per la presenza di tante varietà marine a Porto Casareo si trova un museo di biologia marina.Sulla terraferma intorno il paesaggio è un alternarsi di sabbia e macchia mediterranea.

Sul litorale brindisino troviamo Torre Guaceto, così chiamata dalla locale torre di avvistamento situata quasi sul mare; riserva marina dal 1982, si estende su duecento ettari con macchia mediterranea, alte dune costiere ed una palude di acqua dolce. E’ popolata da una fauna marina e terrestre straordinaria: gallinelle d’acqua, tuffetti, cannaiole, porciglioni, il rarissimo farapaglia castagnolo, tarabusini, ecc.

Degni di menzione sono pure i boschetti di sughero di Santa Teresa (Tuturano) e il lecceto di Cerano, dove si può vedere la quercia virgiliana.

Tutti questi parchi hanno sentieri praticabili per potere ammirare meglio la natura nel suo splendore. Per visitare queste zone bisogna sempre avvisare il WWF del luogo , che fisserà appuntamenti e predisporrà delle guide appositamente preparate.
 
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