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Il morso della tarantola
Il tarantismo è un particolare fenomeno legato alla musica popolare del basso Salento.

Ha origini antichissime, addirittura mitologiche; molto probabilmente discende dai riti pagani e dai culti orgiastici della Magna Grecia. La sua forma cristianizzata invece è fortemente legata al culto di San Paolo,protettore di Galatina, paese in cui esiste una cappella in suo onore.

Il tarantismo deve il suo nome a un ragno abbastanza diffuso nel Salento, la TARANTOLA, solitamente innocuo, ma, secondo la leggenda , quello diffuso in Puglia era molto velenoso. Si narra che il suo morso generasse una malattia quasi simile alla demenza, oggi la definiremmo una sorta di crisi psichica rientrante nei caratteri dell’isterismo nevrotico.

Il fenomeno si manifestava soprattutto nei mesi di Luglio e Agosto, quando il caldo era più intenso e riaccendeva il veleno nel sangue di coloro che erano stati colpiti dall’animale. I malati venivano chiamati “tarantati”, ed erano soprattutto donne.
L’unico modo per evitare la pazzia, il senso di soffocamento e addirittura la morte era la musica: una musica che si ripeteva ossessiva sollecitava e generava nei malati dei movimenti ritmici convulsi, tramite i quali scrollavano di dosso il veleno della tarantola, o almeno di questo erano convinti.

La musica era la migliore terapia per i tarantati. I suonatori si recavano nelle case dei malati e suonavano per ore una melodia ripetuta velocemente, a volte alternavano , sempre con lo stesso ritmo, canzoni d’amore dialettali. Gli strumenti musicali usati erano violini, tamburelli e organini; Se la crisi durava giorni, i suonatori si davano il cambio; Questo “ballo” e questo scuotersi con ossessione portava alla liberazione dal male, che giungeva solo quando il soggetto cadeva a terra stremato, ma liberato dai malefici causati dal morso della tarantola.

In realtà la musica martellante entrava nella testa e nei pensieri dei soggetti, i quali mediante gli scuotimenti convulsi si liberavano delle nevrosi.
Questo tipo di musica col tempo venne chiamava tarantata” o “pizzica tarantata”. Nella terapia rientrava anche uno speciale simbolismo dei colori, spesso i malati stringevano nelle mani e agitavano dei nastri o fazzoletti di colore rosso.

Il rito delle tarantate si lega ,però, anche al culto di San Paolo, patrono di Galatina e protettore dal morso dei serpenti e degli insetti velenosi.La legenda narra che il Santo, passando per Galatina, volle ricompensare colui che l’aveva ospitato conferendo all’acqua del suo pozzo un potere terapeutico: bere l’acqua miracolosa e invocare il santo nella cappella a lui dedicata avrebbe garantito all’ammalato una guarigione sicura dai morsi delle bestie velenose. Per questo motivo le tarantate presero l’abitudine, il 28 e 29 Giugno, data in cui ricorrono i festeggiamenti del patrono San Paolo,di recarsi alla sua cappella: visitavano la chiesetta, si esibivano in danze sfrenate e lo pregavano di liberarle dai veleni delle tarantole .Certe volte i malati correvano in modo frenetico per le strade del paese, poi si riunivano in gruppo e cominciavano a danzare in modo selvaggio saltellando consecutivamente per ore o addirittura per giorni. La danza certe volte si sviluppava anche in suggestive coreografie.

Oggi il fenomeno del “tarantismo” va scomparendo, e sono pochissime le donne che continuano ad esibirsi nella danza. Studi condotti hanno messo in luce analogie con fenomeni simili, documentati nel passato anche in Spagna,Sicilia e Sardegna.

Il fenomeno del Tarantismo per lungo tempo è stato vissuto quasi come una vergogna dagli abitanti di Galatina. Ad occuparsene, come fatto di costume e di cultura, sono stati studiosi di fama internazionale provenienti da tutto il mondo. Memorabile il lavoro degli etnologi Ernesto De Martino e Diego Carpitella che nella “ Terra del rimorso”, tra il 1959 e il 1960, raccolsero testimonianze e cercarono di dare un’interpretazione a questo fenomeno locale. Un classico è il cortometraggio “Viaggio a Galatina” di G.Santoro e R. Durante.L’ultima lettura in chiave moderna sul tarantismo, è il film “Pizzicata” del regista Edoardo Winspeare, che ha trasposto sulla pellicola il filo di ataviche tradizioni.

Oggi le tarantate non si vedono più, ma è rimasta nell’aria la musica ossessiva che le doveva guarire. La musica “tarantata”, da Galatina, si è librata nell’aria ed è esplosa in mille frammenti caduti a pioggia su tutto il Salento che ne ha fatto il suo marchio in una miriade di sfaccettature diverse. Oggi La “pizzica tarantata” si balla nelle piazze, nelle discoteche, nei club, ovunque…E’ suonata e cantata da diversi gruppi locali, persino dall’orchestra sinfonica “Tito Schipa” della Provincia di Lecce.

La “pizzica tarantata” è diventata musica, etno-musica, letteratura, tradizione, folclore, patrimonio culturale e ……..identità salentina.
Altre info: http://it.wikipedia.org/wiki/Tarantismo
 
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